Sono una ragazza di 27 anni e tra qualche giorno sarò
mamma di un bimbo. Essendo io fabica al 50% so che il mio bimbo in quanto maschietto lo sarà al
100%. Sono in cura con cardioasprina 100 mg da circa 5 anni e il mio dubbio è
dovendo allattare se questo gli possa far male, in quanto mi pare mi dissero
che l’aspirina i fabici non la dovrebbero assumere per eventuali danni…
Devo sospenderla per poter allattare o no? Grazie mille.
Risponde il dottor Antonio Clavenna, responsabile Unità di Farmacoepidemiologia.
Laboratorio per la Salute Materno Infantile Dipartimento di Salute Pubblica
IRCCS – Istituto di Ricerche Farmacologiche “Mario Negri” , Milano: “Cara mamma, il favismo è una malattia dovuta alla carenza o al non perfetto funzionamento di un enzima chiamato glucosio-6-fosfato-deidrogenasi (indicato anche con l’acronimo G6PD). Questo enzima è contenuto nei globuli rossi e serve a proteggerli dai danni causati da alcune sostanze che possono formarsi nel corso dei processi metabolici, come per esempio l’acqua ossigenata. Il deficit dell’enzima G6PD ha come conseguenza che, in presenza di cibi come le fave o di alcuni farmaci, le sostanze “ossidanti” aumentano e i globuli rossi, non più protetti, si rompono (emolisi), dando luogo all’anemia emolitica (anemia da rottura dei globuli rossi).
Il favismo è una malattia di origine genetica: il G6PD viene prodotto in quantità insufficienti o non è funzionante perché il gene responsabile della sua sintesi è alterato. Questo gene si trova normalmente sul cromosoma X: nelle donne (che ne hanno due) la malattia si manifesta solo se entrambi i cromosomi hanno i geni alterati, altrimenti il gene sano può compensare, del tutto o in parte, quello mutato, come mi sembra di capire sia il il suo caso.
Il bambino maschio, che ha un solo cromosoma X, può essere affetto da favismo se eredita dalla mamma il cromosoma con il gene difettoso. Da quanto esposto nella sua lettera non è possibile capire se a suo figlio è già stata fatta una diagnosi di deficit di G6PD (per esempio, con l’amniocentesi) o se è lei che si è convinta che essendo maschio avrà sicuramente il favismo.
L’acido acetilsalicilico (aspirina) non è tra i farmaci che hanno una controindicazione assoluta in chi soffre di favismo. È, però, ritenuto da molti esperti tra quelli che vanno utilizzati con cautela.
In ogni caso, i dati pubblicati nella letteratura scientifica indicano che l’uso dell’aspirina a basse dosi come antiaggregante (cardioaspirina) non è associato a un rischio aumentato di anemia emolitica nei soggetti con favismo.
In allattamento, l’aspirina passa nel latte materno in basse quantità: nelle mamme che la assumono come antiaggregante la dose che potrebbe assumere il neonato attraverso il latte è, perciò, trascurabile.
Nel caso di un lattante con favismo, i farmaci da non assumere da parte della mamma che allatta sono quelli con un rischio documentato di causare anemia emolitica in caso di deficit di G6PD, come per esempio alcuni farmaci antimalarici e gli antibiotici sulfamidici. Per altri farmaci può essere necessaria una valutazione con il medico curante o il pediatra del bambino.
Infine, un’ultima considerazione: ancora oggi le mamme in allattamento che necessitano di una terapia farmacologica sono spesso lasciate sole. In molti casi, è possibile curarsi e allattare senza rischi per la mamma e il bambino, ma in molti casi le mamme non vengono adeguatamente informate. Con cordialità.
Antonio Clavenna
Farmacologo
Laboratorio per la Salute Materno Infantile
IRCCS Istituto di Ricerche Farmacologiche “Mario Negri”, Milano
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