Svezzamento: iniziarlo nel momento giusto riduce il rischio di diabete
A cura di “La Redazione”Pubblicato il 09/09/2013Aggiornato il 09/09/2013
Una nuova ricerca Usa avverte sull’importanza di iniziare lo svezzamento nel momento giusto per ridurre il rischio di diabete di tipo 1
Né troppo presto né troppo tardi. Né prima dei quattro mesi né dopo i sei mesi di vita del bimbo. Ecco la formula temporale vincente per iniziare lo svezzamento al momento giusto, riducendo così il rischio di sviluppare il diabete di tipo 1. Questa, perlomeno, è la conclusione cui è giunta un’équipe di esperti dell’Università di Denver in Colorado (Stati Uniti), che ha condotto una ricerca in proposito, pubblicata sulla rivista “Jama Pediatrics”.
I rischi sono legati ai tempi
Quella emersa dallo studio americano è una novità che potrebbe comportare delle modifiche nel normale calendario dello svezzamento. Secondo i risultati della ricerca, iniziare lo svezzamento precocemente (prima dei quattro mesi) aumenta il rischio di comparsa del diabete di tipo 1 di due volte rispetto alla media, mentre procrastinare troppo l’introduzione dei cibi solidi (dopo i sei mesi) potrebbe addirittura triplicarlo. Per giungere a questa conclusione, il team di ricercatori ha osservato, dalla nascita fino a svezzamento completato, 1.835 bambini considerati ad alto rischio di diabete di tipo 1 (per predisposizione genetica). Al termine del periodo di osservazione, 53 di loro hanno sviluppato il diabete di tipo 1.
Ok, il momento è giusto
Il momento giusto per iniziare lo svezzamento e ridurre il rischio di diabete, secondo le evidenze dello studio, si colloca dunque nell’intervallo di tempo compreso tra i quattro e i cinque mesi. È in questa fase che si dovrebbero introdurre nell’alimentazione del piccolo i primi cibi solidi, intervallandoli (quando è possibile) con l’allattamento al seno.
In breve
SERVONO ALTRI STUDI
I risultati dello studio evidenziano una correlazione tra il periodo di inizio dello svezzamento e il rischio di diabete di tipo 1 ma, come hanno sottolineato gli stessi autori, saranno necessarie ulteriori sperimentazioni per ottenere dati più certi.
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