Quale acqua si usa per lo svezzamento?

Roberta Raviolo A cura di Roberta Raviolo Pubblicato il 21/03/2022 Aggiornato il 21/03/2022

Quando un bambino cresce si pensa sempre a quello che mangia, ma si deve dare importanza anche a quale acqua si usa per lo svezzamento

Quale acqua si usa per lo svezzamento?

Attorno ai 5-6 mesi, per un bambino piccolo inizia un periodo fondamentale: lo svezzamento, in cui impara a conoscere alimenti e sapori nuovi, diversi rispetto al latte. In questa fase si presta molta attenzione ai cibi solidi, alla corretta combinazione dei nutrienti, come carboidrati, proteine, minerali. Passa, invece, spesso in secondo piano un nutriente essenziale, l’acqua. Per lo svezzamento questa è essenziale come e più dei cibi stessi. Ecco uale acqua si usa per lo svezzamento.

Quando il neonato inizia a bere acqua?

È proprio nella fase di introduzione dei cibi solidi che l’acqua inizia a rivestire un ruolo essenziale. Infatti, fino a quando è allattato al seno, il neonato non ha bisogno di ulteriori integrazioni di liquidi, perché il latte materno ne contiene la giusta quantità. È invece essenziale il ruolo che riveste l’acqua per lo svezzamento, poiché i cibi solidi contengono una quantità minore di liquido e le nuove abitudini alimentari rischiano di alterare la percentuale di acqua presente nell’organismo di un bambino piccolo. Nel neonato, la percentuale di acqua si aggira intorno al 75-85% della massa corporea, per raggiungere il 65% circa nell’adulto. La struttura molecolare del bambino è quindi caratterizzata da una grande quantità di acqua, essenziale per la funzionalità di cellule e tessuti, per la salute dei reni, la regolarità intestinale e molto altro.

Quanta acqua deve bere un neonato durante lo svezzamento?

Per quanto riguarda le quantità, a partire dal sesto mese e fino ai 3 anni circa, gli esperti raccomandano di proporre al bambino dai 600 ai 900 ml di acqua al giorno. La quantità dell’acqua assunta dal bambino dipende anche da condizioni di salute, regime alimentare, temperatura e tasso di umidità ambientale. Se per esempio il clima è caldo e umido, oppure il piccolo ha giocato a lungo all’aperto o ha consumato un pasto piuttosto asciutto, è bene aumentare la quantità di acqua proposta.

Quale acqua si usa per lo svezzamento?

L’acqua per lo svezzamento è essenziale anche dal punto di vista della quantità dei minerali che contiene, perché deve fornire tutte le componenti nutrizionali necessarie per favorire una crescita corretta. A partire dallo svezzamento gli esperti dell’Osservatorio San Pellegrino consigliano di preferire acque minimamente mineralizzate (residuo fisso inferiore a 50 mg/L) e oligominerali (residuo fisso tra 50 e 500 mg/L) con contenuto di nitrati minore o pari a 10 mg/L. Occorre quindi leggere bene l’etichetta per verificare la composizione, poiché acque troppo ricche di sali minerali e fluoro potrebbero sovraccaricare il lavoro dei reni, ancora non perfettamente sviluppati in questa fascia d’età.

 

 

 
 
 

In sintesi

Come capire se un bambino piccolo è disidratato?

È bene prestare attenzione a eventuali campanelli d’allarme che possono indicare che il bambino non è adeguatamente idratato, visto che il piccolo nei primi mesi fatica a esprimere chiaramente il bisogno di bere. Gli esperti avvertono che sonnolenza, mucose secche, avvallamento della fontanella visibile, pannolino troppo frequentemente asciutto sono tutti segnali che l’organismo del bambino ha bisogno urgentemente di liquidi.

Cosa devono bere i bambini?

Non c’è un liquido migliore per idratare che la semplice acqua, oltre ovviamente al latte materno se il piccolo non è ancora del tutto svezzato. Possono essere proposte, con moderazione, tisane senza zucchero, oppure spremute fresche e succhi di frutta. Questi ultimi vanno però considerati più alimenti che bevande vere e proprie. Sono invece da evitare le bibite dolci e frizzanti, pericolose per la salute dei denti e perché favoriscono il peso in eccesso.

 

 

Fonti / Bibliografia

Le informazioni contenute in questo sito non intendono e non devono in alcun modo sostituire il rapporto diretto fra professionisti della salute e l’utente. È pertanto opportuno consultare sempre il proprio medico curante e/o specialisti.

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