Argomenti trattati
La crosta lattea
Il suo termine tecnico è “dermatite seborroica”. L’aggettivo “lattea” non è legato a una dipendenza dal latte, ma semplicemente al fatto che questa dermatite interessa il lattante: si manifesta, infatti, nei primi mesi di vita sotto forma di squame giallastre e untuose, di dimensioni variabili, localizzate di solito al centro della fronte e sul cuoio capelluto.
Nei giorni successivi alla loro comparsa esse si seccano e si trasformano in croste, dapprima molto aderenti alla cute e poi sempre più friabili. Si tratta comunque di un fenomeno innocuo, che si risolve spontaneamente senza lasciare tracce entro il terzo mese di vita.
Che cosa fare
Anche se il piccolo, di solito, non avverte fastidio, il suggerimento è di “ammorbidire” prima le squame, per favorirne il distacco: basta applicare dopo il bagnetto (a capo asciutto) un olio per uso dermatologico, con un batuffolo di cotone, e lasciare agire per qualche ora; poi si possono asportare le crosticine con delicatezza, via via che tendono a staccarsi, con un pettine a denti fini.
Il reflusso
Come si è visto nel primo mese di vita, tutti i lattanti rigurgitano, cioè rimettono improvvisamente e senza alcuno sforzo, a breve distanza dalla poppata, una quantità di latte variabile da una minima traccia a un volume più ragguardevole. Si spiega così il rito che prevede l’attesa del ruttino a pasto ultimato, prima di rimettere il piccolo a dormire. Il rigurgito è inconfondibile in quanto il latte eliminato, qualunque sia la quantità, conserva le stesse caratteristiche organolettiche (cioè di odore e aspetto) che aveva al momento dell’assunzione.
Questo è un aspetto importante da considerare, in quanto il discorso cambia notevolmente se il latte che risale è acido, e quindi cagliato e facilmente rilevabile a causa dell’odore acre. In questo caso, più che di rigurgito, è corretto parlare di reflusso, in quanto il latte è stato intaccato dai succhi gastrici ed è stato emesso a digestione già avviata. Il reflusso del lattante di solito è dovuto a un’immaturità del cardias, la valvola posta tra l’estremità inferiore dell’esofago e lo stomaco, che regola appunto il passaggio degli alimenti.
A questo proposito, è bene sapere che deve essere segnalato al pediatra il reflusso che tende a ripetersi più volte, soprattutto se il lattante si sveglia all’improvviso piangendo e si trovano tracce di acidità sul cuscino. In questo caso la risalita del latte cagliato irrita l’esofago (il condotto che convoglia gli alimenti dalla bocca verso lo stomaco), determinando un’esofagite che, se non prontamente riconosciuta e curata con opportuni rimedi, con il passare del tempo può portare il piccolo ad alimentarsi di meno e a non aumentare di peso.
Che cosa fare
In caso di reflusso o rigurgiti molto abbondanti, in un lattante alimentato con latte formulato è possibile, dietro suggerimento del pediatra, fare ricorso al latte “AR” (ossia antirigurgito): si tratta di una formula resa più spessa grazie all’aggiunta di un addensante, come la farina di carruba, che rende più difficile la risalita del latte. Nei bambini allattati al seno, invece, se si conferma la diagnosi di reflusso, la cura si basa sull’utilizzo di opportuni farmaci antiacidi, dietro consiglio del proprio pediatra.
La dermatite da freddo
La dermatite da freddo è facilmente riconoscibile per due ragioni:
- si verifica sempre dopo l’esposizione del bambino a basse temperature, come può succedere nella stagione invernale, o in una giornata particolarmente ventosa;
- interessa sempre le zone esposte, e in particolare la punta delle dita e le guance. Non è raro, infatti, riscontrare una dermatite da freddo anche in bambini ben protetti da indumenti, proprio nelle zone scoperte.
Le manifestazioni sono caratterizzate da un arrossamento intenso, che può mettere in rilievo i vasi sanguigni sottostanti ed è accompagnato successivamente da un irruvidimento della pelle, con fine desquamazione.
Che cosa fare
L’applicazione di una crema all’ossido di zinco è utile sia come cura, per lenire la dermatite, sia come prevenzione, per idratare e proteggere la cute del piccolo. Evitare invece l’applicazione di creme a base di cortisone.
L’alterazione del piloro
Si tratta di un’anomalia (detta “stenosi”) che interessa il piloro, la valvola che regola lo svuotamento dello stomaco nel duodeno (la prima parte dell’intestino posta dopo lo stomaco). In alcuni bambini essa presenta due alterazioni, legate a un problema di sviluppo e connesse tra di loro:
- è più voluminoso, a causa di un esubero di tessuto muscolare liscio, la componente che consente al piloro di aprirsi o chiudersi;
- è ristretto, in quanto l’eccesso di cellule muscolari ostacola una dilatazione (quindi un’apertura) completa della valvola e impedisce in questo modo lo svuotamento dello stomaco.
Nei primi giorni di vita il più delle volte non si osserva alcun segno, in quanto il restringimento (o stenosi) del piloro non compromette il passaggio degli alimenti. Quando però lo stomaco aumenta di volume, in genere entro l’ottava settimana di vita, cioè entro la fine del secondo mese, il malfunzionamento della valvola si rende evidente sotto forma di vomito a getto. Nella maggior parte dei casi tutto compare rapidamente e in pieno stato di benessere: dopo mezz’ora o più dalla fine della poppata il bambino elimina all’improvviso e in modo violento tutto il latte che ha assunto. Il vomito tende quindi a ripetersi ai pasti successivi, finché il bambino, che nel frattempo diventa sempre più irrequieto per la fame, non riesce più a trattenere neanche volumi ridotti di latte.
Che cosa fare
Per confermare la diagnosi è necessario eseguire un’ecografia, un esame che, attraverso l’utilizzo di ultrasuoni (onde sonore non percepibili all’orecchio umano), mostra la presenza del piloro ingrossato (la cosiddetta “oliva pilorica”, che i pediatri di un tempo riuscivano a riconoscere tastando semplicemente l’addome del piccolo).
Per risolvere il problema serve l’intervento chirurgico, che consiste in un’incisione della parte più esterna della parete del piloro: in questo modo si allenta l’eccessiva tensione sviluppata dalla valvola, che riprende sin da subito a funzionare correttamente.