Infezioni nei neonati: un aiuto dai “big data”

Miriam Cesta A cura di Miriam Cesta Pubblicato il 06/12/2019 Aggiornato il 10/12/2019

Contro le infezioni nei neonati e non solo. Studiare i cambiamenti molecolari dovuti alle infezioni nei neonati per poterle, in futuro, prevenire. È questa la sfida degli scienziati

Infezioni nei neonati: un aiuto dai “big data”

Un’ingente mole di dati che è stata raccolta per la prima volta ed esaminata in uno studio da un gruppo di ricercatori internazionale coordinato da Ofer Levy del Boston Children’s Hospital (Stati Uniti) e da Tobias R. Kollmann dell’University of British Columbia di Vancouver (Canada), che ha pubblicato i risultati ottenuti sulla rivista Nature Communication. Alla base della ricerca l’ipotesi che studiare i cambiamenti molecolari che avvengono nella prima settimana di vita di una bambino, effettuando un monitoraggio dello stato di salute e di malattia dei primi giorni dopo la nascita, possa aiutare a  prevenire le infezioni nei neonati. 

Tecnica innovativa e non invasiva

La prima settimana di vita di un neonato è un momento di rapido cambiamento biologico, in quanto il bambino si adatta a vivere al di fuori dell’utero ed è improvvisamente esposto a nuovi batteri e virus. Eppure poco si sa ancora relativamente a questi cambiamenti. Ora, grazie a questo nuovo studio, sono molte di più le nozioni acquisite rispetto al passato relativamente a questa delicata fase della vita dei bambini, e tutto grazie a una metodica mini-invasiva: i ricercatori guidati da Levy e Kollmann hanno infatti messo a punto una nuova tecnica per ottenere enormi quantità di dati da una piccola quantità di sangue, raccogliendo la quantità di dati più dettagliata fino a oggi.

Tre prelievi

Piccoli campioni di sangue da neonati di origine africana e australiana sono stati raccolti ed esaminati il primo, il terzo e il settimo giorno di vita. I test hanno permesso di rilevare molti  cambiamenti molecolari durante la prima settimana, incluse variazioni nell’espressione genica e modifiche a proteine, metaboliti e altri componenti del sistema immunitario. Il sangue dei due gruppi di neonati ha mostrato traiettorie molecolari comuni e molto dinamiche, suggerendo che i cambiamenti osservati non avvengono casualmente, ma seguono un percorso specifico in base allo sviluppo dei bebè. E così, magari, si riuscirà a intercettare in anticipo lo sviluppo di eventuali infezioni nei neonati, e a impostare strategie terapeutiche preventive.

Big data e conoscenza

“La chiave della nostra analisi – spiega Levy – è stato il confronto tra la condizione di ogni neonato presente il giorno della nascita e quella rilevata al 1°, al 3° e al 7° giorno. In questo modo abbiamo scoperto i rilevanti cambiamenti molecolari determinati dal passare dei giorni. Abbiamo dimostrato che è possibile reclutare neonati in un ambiente povero di risorse, ottenere piccole quantità di sangue, processarlo, condurre analisi con sistemi biologici e integrare i risultati, trasformando i big data in conoscenza”.

 

 

 
 
 

Da sapere!

Lo studio costituisce un importante riferimento per il monitoraggio dello stato di salute nei primissimi giorni di vita, che a sua volta può aiutare a misurare l’impatto di fattori come l’alimentazione e la salute materna e le risposte a interventi medici chiave.

 

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