Tumore al seno, meno grassi per rallentare la malattia

Pamela Franzisi A cura di Pamela Franzisi Pubblicato il 24/07/2019 Aggiornato il 24/07/2019

Una dieta ricca di frutta, verdura e cereali aiuta le donne affette da tumore al seno a ridurre il rischio di morte: a confermarlo è una ricerca americana

Tumore al seno, meno grassi per rallentare la malattia

Una dieta appropriata può migliorare la prognosi delle donne con tumore al seno. Bisogna prediligere il consumo di cereali, vegetali e legumi, dare più spazio agli alimenti non raffinati e ridurre i grassi animali.

La ricerca su quasi 50.000 donne

Per assicurarsi un migliore stato di salute bisognerebbe stare attenti a cosa si porta in tavola, almeno secondo uno studio condotto dai ricercatori del Los Angeles biomedical research institute e presentato all’American society of clinical oncology di Chicago (Asco) durante il summit annuale. I ricercatori, guidati da Rowan Chlebowski, hanno osservato 48.835 donne in post menopausa e in salute. Le donne sono state divise in due gruppi. Il primo  (prevalente, il 60%) ha dovuto seguire una dieta normale, dove i grassi introdotti rappresentavano il 32% delle calorie giornaliere. Il secondo gruppo, invece, ha dovuto ridurre i grassi al 20% incrementando il consumo di frutta, verdura e cereali.

I risultati dopo 20 anni di studi

Dai dati raccolti in 20 anni sul campione di donne è emerso che le donne alle quali era stato, in seguito, riscontrato  un tumore al seno e avevano seguito una dieta povera di grassi, avevano un minor rischio di morte (21%) legato all’evolversi della malattia rispetto a quelle che avevano seguito una dieta più grassa. La dieta taglia grassi, però,  non ha avuto effetti rilevanti sull’insorgenza del tumore al seno. In conclusione, il controllo nutrizionale è risultato fondamentale per migliorare le probabilità di sopravvivenza.

 

 

 
 
 

Da sapere!

Un’ulteriore conferma dell’importanza di un’alimentazione sana per lo sviluppo del tumore al seno arriva da uno studio italiano guidato dall’Università di Verona e dalla Fondazione policlinico Gemelli di Roma e illustrato durante il convegno Asco.

 

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