Cancro al seno: anticipare la mammografia a 40 anni può ridurre la mortalità del 25%

Metella Ronconi A cura di Metella Ronconi Pubblicato il 12/11/2020 Aggiornato il 12/11/2020

Secondo uno studio inglese fare la mammografia tra i 40 e i 48 anni, e non dopo i 50, può ridurre del 25% il tasso di mortalità per il cancro al seno. Ancora poche donne però si sottopongono a questo fondamentale esame

Cancro al seno: anticipare la mammografia a 40 anni può ridurre la mortalità del 25%

ll tumore più frequentemente diagnosticato nel 2020 è stato quello al seno (54.976, pari al 14,6% di tutte le nuove diagnosi). La buona notizia è che la mortalità è in calo -0,8% per anno, questo grazie all’evoluzione delle terapie e alla sempre maggiore attenzione alla diagnosi precoce.

L’aumento di incidenza del cancro al seno è, infatti, riferito in particolare alle donne di 45-49 anni, e potrebbe essere spiegato dall’ampliamento della mammografia in alcune regioni che hanno coinvolto anche questa fascia di età.

Anticipare l’età della prevenzione

Uno studio inglese pubblicato sulla rivista scientifica The Lancet Oncology  sostiene proprio l’importanza di anticipare la prima mammografia a 40 anni. Lo Uk Age Trial guidato da Stephen W. Duffy, direttore della Policy Research Unit in Cancer Awareness presso l’università Queen Mary di Londra, ha dimostrato che, anticipando l’età dello screening mammografico, si verifica una riduzione della mortalità del 25% negli anni successivi. Lo studio è partito nel 1990 e i risultati riguardano donne seguite in media per 23 anni.

Il team ha analizzato 160mila donne che all’inizio della sperimentazione avevano fra i 39 e i 40 anni. Un terzo (53.883) hanno ricevuto via posta l’invito a sottoporsi alla mammografia ogni anno, mentre gli altri due terzi costituivano il gruppo di controllo che non si è sottoposto a esami fino ai 50 anni. Dopo 10 anni, i ricercatori hanno potuto osservare una riduzione di mortalità per cancro al seno nel primo gruppo (in cui si sono verificati 83 decessi) rispetto al secondo (219). 

Cosa dicono le attuali Linee guida

Le Linee guida europee non consigliano lo screening nella fascia d’età 40-44 anni perché i risultati degli studi non sono ancora così significativi e poi perché iniziare in età troppo giovane porterebbe a un eccesso di falsi positivi e sovradiagnosi. Questo perché un seno giovane può essere “opaco” ai raggi X (e quindi di difficile lettura) ed è alto il rischio di un test falsato. Le indicazioni europee parlano invece di una strong recommendation per le donne dai 50 ai 69 anni, che dovrebbero eseguire una mammografia ogni due anni.

 

 
 
 

Da sapere!

L’ideale sarebbe uno screening personalizzato basato sul rischio individuale, indipendentemente dall’età. Molti studi oggi stanno andando in questa direzione, perché sarebbe utile considerare anche fattori di rischio importanti come familiarità, densità del seno e stili di vita.

Le informazioni contenute in questo sito non intendono e non devono in alcun modo sostituire il rapporto diretto fra professionisti della salute e l’utente. È pertanto opportuno consultare sempre il proprio medico curante e/o specialisti.

Calcola i tuoi giorni fertili

Calcola le settimane di gravidanza

Controlla le curve di crescita per il tuo bambino

Elenco frasi auguri comunione

Elenco frasi auguri compleanno

Elenco frasi auguri cresima

Calcola la data presunta del parto

Gli Specialisti rispondono
Le domande della settimana

Secrezioni vaginali abbondanti a sei mesi dal parto: cosa segnalano?

31/03/2025 Gli Specialisti Rispondono di Dottor Claudio Ivan Brambilla

La comparsa di perdite trasparenti, prive di odore e non associate a particolari sintomi potrebbe essere espressione della ripresa dell'attività ovarica. Ma per avere la certezza che non si tratti di altro è meglio effettuare un controllo.   »

Gemelli: perché sono diversi?

31/03/2025 Gli Specialisti Rispondono di Dottoressa Faustina Lalatta

Se i gemelli sono dizigoti è normale che abbiano un aspetto differente, anche per quanto riguarda il colore di occhi e capelli. Questo perché, a differenza dei gemelli monozigoti, non condividono un identico patrimonio genetico.   »

Streptococco: dare l’antibiotico “solo” per sei giorni favorisce le ricadute?

24/03/2025 Gli Specialisti Rispondono di Professor Giorgio Longo

In caso di infezioni batteriche, la tendenza attuale è di ridurre la durata della terapia con antibiotico sia perché si rivela ugualmente efficace sia in quanto un trattamento breve diminuisce il fenomento dell'antibiotico-resistenza, che rappresenta una grave minaccia per la salute di tutti.   »

Fai la tua domanda agli specialisti