Diagnosi della depressione: basterà un esame del sangue

Stefania Lupi A cura di Stefania Lupi

Con un prelievo di sangue sarà possibile diagnosticare la depressione e personalizzare la terapia

Diagnosi della depressione: basterà un esame del sangue

Tra qualche anno sarà più facile fare la diagnosi della depressione: basterà un semplice esame del sangue. Non subito, però, ma tra 5 anni. E il test aiuterà anche a personalizzare la diagnosi e quindi i trattamenti, nonché a svelare chi è più a rischio di manifestare la malattia.

Alla ricerca dei marcatori

Lo sostengono Dario Aspesi e Graziano Pinna della University of Illinois at Chicago, in un lavoro  pubblicato sulla rivista Expert Reviews of Proteomics e presentato a Dallas in occasione della XIII conferenza dei ricercatori italiani nel mondo. “Il test – spiega Pinna – valuterà la presenza o assenza di marcatori legati alla malattia, In pratica, basterà misurare i livelli nel sangue di molecole come i neurosteroidi che vengono prodotti nel cervello ma sono anche presenti nel sangue e alterati dallo stress.

Anche per lo stress post traumatico

Tali livelli possono indicare in un individuo turbe dell’umore e quindi malattie psichiatriche, come la depressione e il disordine da stress post-traumatico (Ptsd). A questo proposito stiamo mettendo a punto nel nostro laboratorio un test del sangue che va alla ricerca di diverse molecole, almeno 20, la cui concentrazione è determinante per la diagnosi della depressione o per scoprire chi è incline al disturbo da stress post traumatico. Il test dirà pure chi  – tra i depressi – può giovare di certi farmaci piuttosto che di altri, aiutando a personalizzare le terapie”.

Gli obiettivi per il futuro

Attualmente i disturbi psichiatrici sono diagnosticati attraverso questionari al paziente e sulla base dei sintomi; disporre di un test basato su molteplici marcatori che tracci la biofirma di ciascun paziente sarebbe rivoluzionario sia in ambito diagnostico, sia terapeutico. Inoltre, potrebbe anche aiutare a individuare sottopopolazioni diverse di pazienti, organizzare trial clinici più mirati e sviluppare farmaci di precisione.   

 

 

 
 
 

Da sapere! 

 

Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità nel giro di pochi anni la depressione sarà la seconda causa di invalidità per malattia, subito dopo le malattie cardiovascolari.

 

Pubblicato il 28.8.2019 Aggiornato il 28.8.2019
Le informazioni contenute in questo sito non intendono e non devono in alcun modo sostituire il rapporto diretto fra professionisti della salute e l’utente. È pertanto opportuno consultare sempre il proprio medico curante e/o specialisti.

Le domande della settimana

Gravidanza e residui di tinta sul cuoio capelluto: ci sono rischi per il feto?

14/05/2026 Gli Specialisti Rispondono di Dottoressa Elisa Valmori

Le tinte per i capelli attualmente in commercio, se certificata dal marchio CE, non sono affatto dannose in gravidanza, con o senza ammoniaca che siano. Possono quindi essere impiegate in tutta tranquillità.   »

Siero al retinolo durante la ricerca della gravidanza: ci sono rischi?

12/05/2026 Gli Specialisti Rispondono di Dottor Antonio Clavenna

In genere, la quantità di retinolo assorbita attraverso la cute è estremamente bassa e non in grado di causare rischi per il feto. A maggior ragione, si può stare tranquille se il prodotto è stato usato nelle primissime settimane di gravidanza.   »

Cerchiaggio preventivo: si deve stare sempre a letto?

11/05/2026 Gli Specialisti Rispondono di Dottoressa Elisa Valmori

Nei primi giorni successivi all'intervento di cerchiaggio è possibile che venga raccomandato il riposo, dopodiché si possono riprendere le normali attività quotidiane, evitando comunque ogni eccesso per quanto riguarda l'impegno fisico.   »

Larva inghiottita con la marmellata: ci sono rischi per la gravidanza?

11/05/2026 Gli Specialisti Rispondono di Dottor Fabrizio Pregliasco

Le larve che possono essere presenti nella marmellata non sono velenose quindi la loro assunzione accidentale (per quanto possa essere poco piacevole dal punto di vista psicologico) non espone a rischi.   »

Paroxetina in gravidanza: può danneggiare il bambino?

06/05/2026 Gli Specialisti Rispondono di Dottoressa Elisa Valmori

La paroxetina va senza dubbio assunta in gravidanza, se ve ne è indicazione, visto che aiuta a controllare il disturbo dell'umore da cui è interessata la futura mamma senza causare danni al feto.  »

Fai la tua domanda agli specialisti