Test di eliminazione della sostanza allergica

Redazione A cura di “La Redazione”

Questo test consiste nella temporanea sospensione dell’assunzione della sostanza sospetta (o dell’esposizione alla stessa), in modo da controllare se nel frattempo scompaiono i sintomi dell’allergia

Test di eliminazione della sostanza allergica

Il test di eliminazione si utilizza soprattutto quando si sospetta un’allergia alimentare. Consiste infatti nell’esclusione dalla dieta di un determinato alimento per un certo periodo, per verificare se nel frattempo scompaiono i sintomi dell’allergia. Il problema delle allergie alimentari riguarda soprattutto i bambini.

Come funziona

Se per esempio si pensa che il bambino possa essere allergico al latte vaccino, cioè di mucca, si prova a eliminare dalla sua dieta il latte e i suoi derivati (formaggi e latticini in genere) e si verifica l’eventuale scomparsa delle manifestazioni allergiche. Con il passare del tempo la maggior parte dei bambini allergici diventano spontaneamente tolleranti nei confronti della sostanza incriminata. Si verifica infatti una progressiva riduzione delle IgE specifiche (riscontrabile con il Rast test).

Nel caso di allergia alimentare con sintomi immediati, che compaiono cioè subito dopo aver ingerito il cibo sospetto (per esempio, con orticaria, difficoltà di respiro, dolore gastrico, vomito),

La successiva reintroduzione dell’alimento allergizzante deve comunque avvenire in ambiente ospedaliero attraverso un test di provocazione, in base al quale il bimbo riceve dosi progressivamente maggiori dell’alimento in questione sotto stretto controllo medico (in modo da poter intervenire immediatamente in caso di ipotetiche reazioni indesiderate).

Se invece i sintomi dell’allergia non si manifestano subito dopo l’ingestione del cibo sospetto (come per esempio i disturbi gastrointestinali), si sottopone il bimbo a un periodo di dieta di eliminazione di 15-30 giorni e poi si reintroduce gradualmente l’alimento allergizzante, controllando se si verificano a o meno gli stessi disturbi.

Pubblicato il 19.1.2015 Aggiornato il 27.1.2015
Le informazioni contenute in questo sito non intendono e non devono in alcun modo sostituire il rapporto diretto fra professionisti della salute e l’utente. È pertanto opportuno consultare sempre il proprio medico curante e/o specialisti.

Le domande della settimana

Allattamento: che fare se il bambino rifiuta uno dei due seni?

07/01/2026 Gli Specialisti Rispondono di Giovanna Sottini, puericultrice e maternal personal trainer

La preferenza per una delle due mammelle può dipendere dal fatto che il bambino si trova meglio in una posizione piuttosto che nell'altra. Esiste, comunque, un modo per "ingannarlo" affinché inizi a succhiare da entrambi i seni.   »

Mamma e papà con influenza forte: è giusto affidare il neonato alla nonna?

05/01/2026 Gli Specialisti Rispondono di Dottoressa Angela Raimo

La scelta di allontanare un figlio appena nato quando si è colpiti da una malattia altamente contagiosa è saggia e si può escludere che induca il bambino a non volere più la mamma una volta guarita.   »

Influenza con variante K: può causare (anche) la cistite?

22/12/2025 Gli Specialisti Rispondono di Dottor Fabrizio Pregliasco

I sintomi causati dal virus influenzale che sta circolando massicciamente non includono la cistite che, nella stragrande maggioranza dei casi, è dovuta a un batterio.   »

Tampone vaginale: può essere pericoloso in gravidanza?

15/12/2025 Gli Specialisti Rispondono di Dottoressa Elisa Valmori

Nel caso in cui ci sia il sospetto di una vaginite, anche inn gravidanza è opportuno effettuare il tampone vaginale che da un lato non espone a rischi dall'altro permette di individuare l'origine dei sintomi.   »

Fai la tua domanda agli specialisti