Contrordine: gli Omega 3 in gravidanza non servono al bimbo nel pancione
A cura di “La Redazione”Pubblicato il 16/05/2017Aggiornato il 16/05/2017
Gli integratori di Omega 3 presi durante i nove mesi non sono risultati associati a un migliore sviluppo neurocognitivo del bambino. In ogni caso prima di assumere un integratore è sempre bene consultare il ginecologo
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È quano emerso da uno studio durato molti anni condotto da Maria Makrides della South Australian Health and Medical Research Institute ad Adelaide, Australia.
Il test sul DHA
La ricerca riguardava, in particolare, gli integratori a base di DHA, uno degli acidi grassi essenziali della famiglia degli Omega 3. Gli esperti hanno condotto i test su due gruppi di gestanti, confrontando gli effetti: al primo gruppo di donne sono stati somministrati 800 milligrammi di DHA al giorno, mentre all’altro è stata data una pillola di placebo per tutta la seconda metà della gravidanza.
Non ci sono differenze
A 18 mesi dalla nascita, gli esperti hanno notato che non esisteva alcuna differenza sostanziale fra i due gruppi di bambini in merito a sviluppo neurocognitivo, motorio e del linguaggio. Successivi test, ripetuti a 4 anni di età, hanno confermato che i bambini nati da madri che avevano assunto integratori a base di DHA non avevano sviluppato migliori funzioni cognitive e di linguaggio rispetto ai coetanei dell’altro gruppo. Addirittura è stato notato un possibile effetto negativo: i bambini, le cui mamme avevano assunto DHA in gravidanza, mostravano problemi comportamentali e disfunzionalità di determinati aspetti cognitivi a 4 e 7 anni.
Servono ulteriori studi
Si tratta, però, di un risultato ancora tutto da indagare e confermare. Il consiglio dei ricercatori è quello di non esagerare con gli integratori durante l’attesa, quanto potrebbero risultare poco utili per il benessere del bambino.
Da sapere!
Un altro studio condotto dall’Università della California ha riscontrato benefici con gli integratori Omega 3 nei cardiopatici, ovvero in chi ha avuto un infarto, un ictus o è ad alto rischio di insufficienza cardiaca.
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