Separazione genitori: come affrontarla con figli minorenni

Francesca La Rana A cura di Francesca La Rana, con la consulenza di Serena Mongelli - Dottoressa specialista in Psicologia Pubblicato il 13/04/2026 Aggiornato il 14/04/2026

Gestire bene la situazione vuol dire comunicare con chiarezza e onestà, mantenere le routine e cogliere i segnali e le difficoltà emotive.

Separazione genitori: come affrontarla con figli minorenni

Può accadere che, per i motivi più diversi o per un insieme di questi, una coppia decida di intraprendere vie differenti. La separazione dei genitori è un affare complesso: “bisogna sempre comunicare chiaramente ai figli i cambiamenti” specifica la dottoressa Serena Mongelli, psicologa ad orientamento psicoanalitico.

Aiutarli a comprendere, sostenerli, garantirgli stabilità e una buona organizzazione, non stravolgere le loro abitudini sono tutti passi fondamentali per far sì che il tutto sia affrontato al meglio, senza strascichi emotivi e comportamentali.

È fondamentale rimarcare un concetto chiave, dichiara la psicologa: “si separa la coppia amorosa, ma non si separa la coppia genitoriale.”

La fine di un matrimonio, o di una convivenza, non deve decretare la fine della famiglia. Richiede, piuttosto, una profonda trasformazione strutturale.

Come comunicare la separazione in base all’età

Il momento dell’annuncio è spesso il più temuto. La regola aurea è che la comunicazione avvenga, se possibile, alla presenza di entrambi i genitori, “utilizzando un linguaggio onesto, diretto e, soprattutto, semplice” specifica la dottoressa.

Figli piccoli (0-5 anni)

Per i bambini in età prescolare la realtà è legata alla concretezza della quotidianità e alla vicinanza fisica. Servono spiegazioni pratiche e bisogna rassicurarli sul fatto che, sebbene papà e mamma vivranno in case diverse, entrambi continueranno a prendersi cura di loro, a giocare e a rimboccare le coperte la sera.

Il timore principale a questa età è la paura dell’abbandono, pertanto la continuità delle cure primarie è l’unica vera medicina contro l’ansia.

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Figli preadolescenti (6-11 anni)

In questa fascia d’età, i bambini iniziano a intuire le tensioni, ma tendono a sviluppare un pericoloso senso di colpa. Possono convincersi che il loro comportamento sia stato la causa della rottura.

È vitale spiegare chiaramente che la decisione è stata presa esclusivamente dagli adulti e che loro non hanno alcuna responsabilità.

La comunicazione deve focalizzarsi sulla stabilità: scuola, sport e amicizie resteranno punti fermi.

“Ascoltare le loro domande, anche quelle che sembrano banali o legate a oggetti materiali, è fondamentale per aiutarli a visualizzare il loro nuovo futuro.” spiega la specialista. 

Figli adolescenti (12-17 anni)

L’adolescenza è una fase di ricerca della propria identità e la separazione può minare la propria sicurezza.

“Gli adolescenti richiedono una comunicazione più matura e onesta, ma non devono mai diventare i confidenti dei genitori.” continua la dottoressa Mongelli. 

Il rischio maggiore è il cosiddetto conflitto di lealtà, in cui il ragazzo sente di dover scegliere uno dei due schieramenti. Bisogna rispettare la loro rabbia e il loro eventuale distacco, evitando di caricarli di responsabilità emotive o pratiche e permettendo loro di continuare a vivere la propria vita fuori dal conflitto familiare.

“Bisogna prepararsi a rispondere a qualsiasi domanda e di farlo con onestà. Soprattutto i figli più grandi potrebbero avere diversi quesiti da sottoporre a uno o entrambi i genitori, e bisogna affrontarli con estrema sincerità e chiarezza” specifica la psicologa Mongelli. 

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Cogliere i segnali di sofferenza

Ogni minore esprime il proprio disagio in modi differenti. “Alcuni manifestano segnali evidenti di regressione; la ricomparsa della pipì a letto nei più piccoli o un improvviso mutismo“, sottolinea la psicologa.

“Altri possono mostrare un calo vistoso del rendimento scolastico, difficoltà di concentrazione o attacchi d’ira apparentemente ingiustificati verso i coetanei.”

Un segnale spesso sottovalutato è l’iper-adattamento: il bambino che diventa improvvisamente “perfetto”, cercando di non dare alcun disturbo per non pesare sui genitori già sofferenti. Questo comportamento nasconde spesso un’ansia profonda e la negazione delle proprie emozioni.

Anche le somatizzazioni (frequenti mal di pancia o mal di testa senza cause mediche) indicano un malessere che non riesce a trovare espressione verbale.

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Cosa fare e cosa non fare

Per tutelare l’equilibrio dei figli, gli adulti devono imporsi un codice di condotta rigoroso.

“È indispensabile favorire il rapporto del figlio con l’altro genitore, evitando accuratamente di denigrarlo o di usarlo come bersaglio di critiche feroci; parlare male dell’ex partner è sbagliato” spiega la dottoressa. 

Allo stesso modo, i figli non devono mai essere usati come spie per indagare sulla vita privata dell’altro o come messaggeri per comunicazioni, che gli adulti non hanno il coraggio di scambiarsi direttamente.

È essenziale mantenere la coerenza educativa: le regole su orari, compiti e disciplina dovrebbero restare il più possibile uniformi tra le due case per non creare confusione o manipolazioni.

Infine, puntualità e rispetto degli impegni presi per i giorni di visita sono pilastri per ricostruire la fiducia nel legame genitoriale.

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Quando chiedere aiuto

Riconoscere i propri limiti è un atto di grande responsabilità. “Esistono situazioni in cui il conflitto è talmente radicato da rendere impossibile una gestione autonoma e serena della separazione – evidenzia la psicologa -. In questi casi, rivolgersi a professionisti può fare la differenza tra una rottura traumatica e una transizione costruttiva”.

La mediazione familiare è uno strumento eccellente per le coppie che faticano a comunicare sulle questioni pratiche ed educative, offrendo uno spazio neutro dove negoziare gli accordi nell’interesse dei minori.

Se, invece, è il figlio a mostrare segni di disagio persistente, un supporto psicologico infantile può fornirgli gli strumenti necessari per elaborare il lutto della separazione.

Non bisogna dimenticare che anche il genitore potrebbe aver bisogno di un sostegno individuale per gestire il proprio dolore, evitando che questo ricada inconsapevolmente sui figli.

Una separazione ben gestita insegna ai bambini che, sebbene i legami possano finire, il rispetto e la cura per le persone care rimangono valori irrinunciabili.

 
 
 

In breve

La chiarezza è un aspetto fondamentale, un segno di profondo rispetto verso i figli (di qualsiasi età), quando la coppia decide di separarsi senza perdere il focus familiare: continuare a essere genitori presenti e consapevoli nei confronti dei più piccoli. 

 

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