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Attendere troppo prima di decidersi ad avere un bambino può essere controproducente non solo per la futura mamma, che deve fare i conti con la naturale riduzione della fertilità, ma anche per i futuri papà. Il problema del calo della capacità riproduttiva a causa dell’avanzare dell’età, infatti, interessa anche l’universo maschile.
L’età mina la fertilità maschile
A sostenerlo è uno studio condotto dall’Institut Marquès (centro di riferimento internazionale di Barcellona in ginecologia, ostetricia e riproduzione assistita) su un campione di uomini che ha permesso di stabilire che quasi il 66% della popolazione maschile non soddisfa i criteri di “normalità del seme” stabiliti dall’Organizzazione mondiale della sanità in termini di numero e di mobilità degli spermatozoi, e che a minare la fertilità maschile – oltre alle ben note cause quali tabacco, stress, abuso di alcol, uso di droghe, obesità e inquinamento – concorra anche l’invecchiamento dell’apparato riproduttore.
I danni ossidativi
“Un uomo – si legge in una nota dell’Istituto – produce spermatozoi ininterrottamente per tutta la vita – dalla pubertà fino alla vecchiaia – e perciò è portato erroneamente a pensare che la sua fertilità non sia soggetta a cali o variazioni. Niente di più sbagliato: l’orologio biologico esiste anche per gli uomini. Il passare del tempo può ossidare gli spermatozoi e ridurre in tal modo la capacità fecondativa del seme. A partire dai 30 anni, inoltre, il testosterone cala dell’1% ogni anno”.
Diversi problemi
Se l’età biologica più adatta ad avere figli per un uomo va dai 20 ai 30 anni, nel nostro Paese è ormai consuetudine avere figli ben più tardi. Dal punto di vista medico questo comporta non poche difficoltà, tra concepimenti più difficili, aumento del ricorso alla tecniche di procreazione medicalmente assistita e la crescita del numero di aborti spontanei dovuti all’eccessiva frammentazione del Dna nel seme maschile.
Da sapere!
Diversi studi hanno rilevato che a causa dell’età paterna superiore ai 55 anni aumenta il rischio di anomalie genetiche per il nascituro: si calcola che il 10% delle sindromi di Down e fino al 40% delle sindromi di Klinefelter siano legate a questo fattore.