Chi soffre di asma infantile ha meno chance di fare carriera

Redazione A cura di “La Redazione” Pubblicato il 07/11/2018 Aggiornato il 07/11/2018

Le persone che hanno sofferto di asma infantile sembrano avere più difficoltà a concludere il percorso di studi e a fare lavori non manuali. Anche perché, spesso, a una certa età si interrompono le cure

Chi soffre di asma infantile ha meno chance di fare carriera

Molti considerano l’asma infantile una malattia tutto sommato gestibile e innocua. E. invece, l’asma può essere molto invalidante. Non solo nei bambini e non solo in chi soffre delle forme più gravi. Addirittura, può compromettere il futuro lavorativo e impedire di realizzare le proprie aspirazioni professionali. A dirlo uno studio condotto da un gruppo di ricercatori svedesi, del Karolinska University Hospital di Stoccolma, presentato all’ultimo congresso dell’European Respiratory Society, che si è tenuto recentemente a Parigi.

Una ricerca su oltre 2mila persone

La ricerca, che è iniziata nel 1996 ed è durata più di 10 anni, ha coinvolto complessivamente oltre 2mila persone colpite da asma infantile, persistente a esordio precoce, diagnosticata cioè prima dei 12 anni e ancora presente attorno ai 19 anni. Tutte sono state seguite per alcuni anni, durante i quali sono state sottoposte a diverse indagini e invitate a rispondere ad alcuni questionari relativi prima al percorso di studio seguito e ai sogni per il futuro e poi al lavoro effettivamente svolto. Lo scopo era capire se fra presenza di asma e tipologia di professione eseguita esistesse una qualche relazione.

L’asma rende più difficile il percorso scolastico

Dopo aver analizzato i dati raccolti, averli confrontati con quelli di persone sane e aver eliminato i possibili fattori “confondenti”, che potevano cioè avere un’influenza su educazione e lavoro, come sesso, peso corporeo e abitudine al fumo, gli studiosi sono giunti alla conclusione che l’asma può effettivamente condizionare in maniera negativa le prospettive lavorative. In primo luogo, hanno scoperto che nei ragazzi con asma a esordio precoce le probabilità di abbandonare la scuola a sedici anni (e, dunque, secondo il sistema scolastico svedese di avere soltanto un’educazione di base) erano di tre volte e mezzo superiori rispetto a chi non soffriva di questa patologia e quelle di lasciare l’università due volte maggiori. Non solo. I soggetti asmatici presentavano anche una ridotta possibilità di svolgere lavori non manuali:  avevano soltanto il 50% di probabilità di svolgere professioni come medici, giornalisti, musicisti, infermieri, impiegati e così via. Nel 50% dei casi diventavano muratori, elettricisti, carpentieri e simili. 

L’età più critica? L’adolescenza

Gli esperti hanno concluso che le persone che sviluppano asma infantile e continuano a essere ammalati anche durante la prima età adulta hanno minori chance di avere successo scolastico e lavorativo. Per quali ragioni? Probabilmente perché faticano a controllare la propria malattia, specie nell’età critica dell’adolescenza. «Gli adolescenti tendono a negare la malattia, si sentono invincibili e immortali, rifiutano il controllo dei genitori, non vanno dal medico e non aderiscono alla terapia. Magari si vergognano di usare l’inalatore in presenza di altre persone» ha commentato al Corriere della Sera Francesco Blasi, direttore del dipartimento di Medicina Interna e Pneumologia dell’Ospedale Policlinico di Milano e Presidente del Centro Studi della Società italiana di Pneumologia. E non curandosi, peggiorano la malattia e le sue conseguenze.

 

 

DA SAPERE

MAI SMETTERE DI CURARSI

Anche chi soffre di asma, comunque, non deve demordere. La malattia non costituisce un impedimento a priori. Lo dimostrano alcune storie di successo, come quella di Federica Pellegrini, nuotatrice vincitrice di numerose medaglie olimpioniche.

 

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