Studiare fa bene al cuore

Metella Ronconi A cura di Metella Ronconi Pubblicato il 10/07/2019 Aggiornato il 10/07/2019

Studiare fa bene non solo alla testa ma protegge in più il cuore e riduce di un terzo il rischio di infarto e ictus. Una ragione in più per spingere i ragazzi ad amare lo studio

Studiare fa bene al cuore

“Studia che ti servirà quando sarai più grande!” Chi non ha mai sentito questa frase pronunciata dalla propria madre? Adesso è stato scientificamente provato: aveva ragione la mamma! Studiare protegge il nostro cuore: a dirlo è uno studio inglese pubblicato sul British Medical Journal. La ricerca, condotta dall’Imperial College di Londra e dalle Università di Bristol, Cambridge e Oxford, fa emergere come 3,6 anni in più di formazione sono legati a una riduzione dell’indice di massa corporea di 1 kg/m2, e a una riduzione della pressione sistolica di 3 mm/Hg, entrambi fattori che influiscono sul rischio cardiovascolare.

Studiati 200mila adulti inglesi

I ricercatori sono arrivati a queste conclusioni lavorando su due analisi statistiche e genetiche. Hanno condotto uno studio su un campione di 200mila adulti del Regno Unito, confrontando gli anni trascorsi a studiare da ognuno dei partecipanti con l’Indice di massa corporea, la pressione sanguigna, la dipendenza dalla nicotina ed eventuali malattie cardiovascolari contratte nel corso degli anni.

E analisi genetica su un milione di individui

Poi hanno condotto un’analisi genetica su un campione composto da oltre un milione di individui per lo più europei, i cui dati genetici erano raccolti in un database pubblico. Questa seconda tecnica permette di superare i limiti dello studio che ha osservato il fenomeno e che, per sua natura, si ferma a dimostrare l’esistenza di un’associazione senza stabilire una relazione di causa ed effetto tra due fenomeni, nel caso specifico tra il grado di istruzione e la riduzione del rischio cardiovascolare. Questa analisi definita “con randomizzazione mendeliana” fornisce invece un risultato più affidabile nell’individuazione delle cause e degli effetti. Al termine di questi studi i ricercatori hanno visto come il maggior tempo trascorso a studiare possa ridurre di un terzo il rischio di malattie cardiache.

Stili di vita più sano ma non solo

Questo effetto in parte dipende dal fatto che chi ha studiato di più in genere segue uno stile di vita più sano. Ma secondo i ricercatori c’è dell’altro. La ricerca infatti suggerisce che solo per metà l’effetto protettivo derivi dal peso ridotto, dalla pressione arteriosa e dal fumare meno. Difatti l’indice di massa corporea, la pressione arteriosa e il fumo sono responsabili rispettivamente per il 18, 27 e 34 per cento degli effetti positivi sul cuore. Quindi, mettendoli insieme, si arriva a spiegare il 40 per cento dell’associazione tra titolo di studio e minor rischio di malattie cardiovascolari. Le altre ragioni per cui studiare sembra faccia bene al cuore sono ancora tutte da scoprire.

 

 

 

APPROFONDIMENTI

ANALISI PRECOCI

Gli studiosi stanno analizzando altre cause del legame tra studio e salute. Le persone più istruite generalmente frequentano di più i servizi sanitari e consultano il medico prima quando hanno qualche problema di salute, e questo significa che possono avere cure molto precoci. Ma al momento è soltanto una supposizione, ancora tutta da dimostrare.

 

Fonti / Bibliografia

  • Understanding the consequences of education inequality on cardiovascular disease: mendelian randomisation study | The BMJObjectives To investigate the role of body mass index (BMI), systolic blood pressure, and smoking behaviour in explaining the effect of education on the risk of cardiovascular disease outcomes.Design Mendelian randomisation study.Setting UK Biobank and international genome-wide association study data.Participants Predominantly participants of European ancestry.Exposure Educational attainment, BMI, systolic blood pressure, and smoking behaviour in observational analysis, and randomly allocated genetic variants to instrument these traits in mendelian randomisation.Main outcomes measure The risk of coronary heart disease, stroke, myocardial infarction, and cardiovascular disease (all subtypes; all measured in odds ratio), and the degree to which this is mediated through BMI, systolic blood pressure, and smoking behaviour respectively.Results Each additional standard deviation of education (3.6 years) was associated with a 13% lower risk of coronary heart disease (odds ratio 0....
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